mercoledì 13 novembre 2013

La bella e le bestie. Una favola, o forse no.

Questa è una storia d'amore e di vergogna.

L'amore di una donna di 28 anni per una politica ormai moribonda e invisa a tutti, che salta sul primo treno per portare un po' della sua grinta e della sua passione in un mondo in cui tutto sembra essere ormai deciso, finito. Che lotta contro ogni probabilità, e vince.

La vergogna di uomini - chi più chi meno rispettabile o rispettato - che perdono ogni dignità avventandosi come lupi sulla carcassa tiepida della vecchia politica.

In occasione del congresso PD, il marcio della politica italiana a livello locale è emerso un po' ovunque. Tessere false, accuse avvelenate, persino - nella città in cui vivo, Crotone - il colmo: l'elezione di due segretari provinciali, uno per Renzi, uno per Cuperlo. Pazzesco.



Il nuovo, il vecchio. Ma non è questione d'anagrafe. Non si tratta di una lotta generazionale. E' la politica vera, sana, che lotta per emergere, per tornare nei cuori dei giovani, dov'è giusto che sia, ma anche di tutti coloro che ancora non si sono arresi alla malagestione, alla corruzione, ai meri esercizi di potere. 

Così Elly Schlein, questa splendida, giovane donna, che non è un'amazzone, una pitonessa, né falco né colomba, e non è neanche una bambolona di quelle che piace tanto invitare nei talk show, ma ha in sé una passione ardente e travolgente che la fa brillare e scalda il cuore di chi la sta a sentire, così Elly, dicevo, ha fatto irruzione nella sede del PD di Lugano, dove aveva saputo che nessuno avrebbe presentato la mozione Civati, e ha tenuto il suo discorso. Era partita da Bologna, era stanca, trafelata, e - come lei stessa ha scritto - era convinta che i giochi fossero già fatti. Si è presentata lì per una questione di principio: dovevano ascoltare anche il progetto di Civati, un progetto di cui anche lei fa parte, come tanti altri ragazzi ugualmente appassionati: poi avrebbero deciso. E sapete una cosa? Ha vinto. 

Sola, in mezzo ad estranei, senza agganci, senza accordi: ha convinto i presenti con la sola forza delle idee, delle parole, dei fatti. 

Io la trovo una storia bellissima, che dà speranza. 

E' questo che ho trovato da quando ho deciso di informarmi meglio su Pippo Civati. La speranza del rinnovamento, l'amore per la politica che vuole risolvere i problemi delle persone e non esserne causa. 

Una coerenza impressionante, nelle parole e nei fatti, anche a distanza di anni. 

Una disponibilità al dialogo, al confronto, mai vista. I ragazzi che coordinano la campagna web per Civati sono su Twitter: tu scrivi, loro rispondono. Sempre. Senti un filo diretto, senti una forza positiva, emergente, pressante. 

Ma che devo dire? Non è che non voglia Cuperlo o Renzi alla guida del Pd, è che voglio Civati. Per una volta sento di non dover necessariamente scegliere fra il peggio e il meno peggio: per una volta sento di poter scegliere il meglio e la cosa più bella è che sento di potermi fidare.

Lo so che non ci si crede, che i politici ci hanno deluso già milioni di volte... ma insieme a Civati (non dietro: insieme) vedo una forza nuova, composta da ragazzi nuovi alla politica e di amministratori competenti ed esperti che hanno scelto lui perché li ha interpellati, ascoltati, ha preso le loro proposte e ne ha fatto un programma organico e credibile.

"La mozione è troppo lunga", è l'unica critica che sono stati capace di muovergli.

Ma quando ascolti Pippo, Elly e gli altri che la presentano, non vorresti finire mai di sentirli, sentire quelle parole di speranza e d'orgoglio.

E io non finirei mai di scrivere questo post, tante sono le cose che vorrei e potrei dire. Quindi mi costringo a porre la parola fine, sperando in un "lieto" fine.



THE END

Anzi no.

THE BEGINNING


mercoledì 6 novembre 2013

La sinistra, quando non ha paura



Quando non ha paura, la sinistra vince. Ce lo ha dimostrato ieri il nuovo sindaco di New York, Bill De Blasio, che ha fatto della lotta alle disuguaglianze sociali il suo cavallo di battaglia. 

Con la sua vittoria, Bill ha sconfessato la convinzione, radicata negli Usa ma ancor di più in Italia, che la sinistra può farcela solo se in qualche modo si sposta al centro. 

Evidentemente, gli americani sanno quello che vogliono. Così quando c'è bisogno di politiche sociali, quando c'è bisogno di sinistra, votano chi propone soluzioni di sinistra. 

Non come da noi, dove il partito che dovrebbe rappresentare i lavoratori, i poveri e gli oppressi, si mette a fare lingua in bocca prima con il centro del viscido Casini, poi con il partito dei furbi che non vogliono pagare l'IMU, il cui leader è peraltro un evasore conclamato.

Sarebbe fantastico se gli elettori di sinistra si scrollassero di dosso finalmente il maleficio tutto italiano di dover scegliere sempre fra il peggio e il meno peggio e si decidessero a votare il candidato ideale, contro tutti i pronostici. 

Vincere è possibile. Restituire una sinistra decente, coraggiosa e responsabile è possibile. Bisogna volerlo. Bisogna agire di conseguenza votando secondo i propri valori e le proprie convinzioni e non seguendo le logiche del marketing mediatico. 

E' possibile.
Le cose cambiano, cambiandole.

sabato 26 ottobre 2013

Se il rottamatore diventa il riciclatore



Io Matteo Renzi l'ho votato. Dico davvero, alle scorse primarie. E ne sono stata anche entusiasta: a parte il fatto che le primarie rappresentano idealmente un meraviglioso esercizio democratico, c'era anche la volontà di dare una "spallata" alla vecchia classe dirigente. E scrivo vecchia non perché nel frattempo sia cambiata, ma perché è proprio vetusta, come un palazzo datato, che puoi pur rendere presentabile con una mano vernice ogni tanto, ma continua a far la muffa.

Questa classe dirigente ha fallito. Deve andarsene, è inutile girarci intorno, e l'hanno capito da tempo anche loro. Sì loro, loro. Quelli che decidono. Quelli che finora hanno sempre ostacolato qualsiasi tentativo di cambiamento, dagli attacchi arrembanti di Renzi alle istanze pacate ma ferme di Civati e Serracchiani. Nella loro logica involuta, hanno difeso il partito da ciò che credevano lo avrebbe distrutto, e l'hanno fatto distruggendolo. Portando avanti la linea difensivista fino alle estreme conseguenze del tracollo che abbiamo potuto vedere nelle Idi di Aprile, che ha segnato a mio giudizio il punto di non ritorno. 

Quindi? 

Quindi per come la vedo io, la vecchia guardia ha pensato bene di mantenere un profilo basso in vista di queste elezioni, nascondendosi dietro un candidato "di facciata", Gianni Cuperlo, quello che auspica un Paese #belloedemocratico. Un tentativo di autoconvincimento. 
Per me, lo hanno costretto.

Cuperlo è là per non bruciare altri nomi, quelli importanti. E' praticamente il prestanome di Enrico Letta. Il cappello sulla sedia di Letta., ecco.

Sanno già di aver perso, non ci sperano proprio nella vittoria. Anzi, quasi quasi...

Oggi come oggi Renzi sembra l'unico che può traghettare il Pd oltre la crisi, in acque più tranquille. Sarebbe perfetto anche per le larghe intese. Pensate: un leader di centrosinistra che piace al centrodestra. Perciò via, tutti sul carro di Renzi. Quelli che possono, ovviamente: gli altri manterranno l'apparenza votando Cuperlo.

C'è solo un piccolo problema. In questo modo, Renzi ottiene ciò che voleva - la guida del partito - ma lo fa rinunciando alla rottamazione. Il rischio è quello di dare luogo semplicemente ad un avvicendamento di corrente. Via i bersaniani, avanti i renziani. 

Lui poi - certo - ha molta personalità, intraprendenza, magari le palle che non hanno avuto i leader passati. E secondo me può davvero asfaltare il Pdl (ops, scusate: Forza Italia). 

Però...

Però non è questo che volevo. Io volevo un Pd diverso, di sinistra. Io voglio un Pd di sinistra, posso dirlo? Voglio un partito che sia fissato col lavoro. Che difenda i lavoratori e gli aspiranti lavoratori. Un partito che rimetta in discussione la propria ragione d'essere, ripartendo dai fondamentali. E questa forse è l'unica cosa che Renzi non può fare. Nell'ansia di andare avanti, di "cambiare nome al futuro", rischia di rottamare il passato, portandosi appresso, di quel passato, solo le zavorre. 
Voglio essere esplicita: mi riferisco ai carrieristi. E questo a casa mia si chiama riciclo.

Quindi sapete che vi dico? Che le cose cambiano, cambiandole.




sabato 19 ottobre 2013

Primarie aperte, ovvero di come recuperare gli elettori esodati

Aprire "urbi et orbi" le primarie di partito rappresenta un insulso modernismo? Un vezzo, una follia tutta italiana, magari renziana? Davvero non direi, visto che l'attuale Presidente della Repubblica francese, Hollande, nel 2011 è stato scelto come leader dei socialisti proprio mediante primarie aperte a tutti i cittadini. 

In linea di principio, sarebbe corretto che solo gli iscritti ad un partito, coloro che contribuiscono economicamente ma anche in termini di tempo e impegno, abbiano il diritto di scegliere il proprio segretario. Questo però poteva avere un senso durante la prima repubblica, quando le adesioni ai partiti erano numerose e il dato dell'astensionismo non era così preoccupante come oggi. Ma oggi, appunto, la situazione è completamente diversa: milioni di elettori si sono sentiti letteralmente, ripetutamente traditi dalla politica degli ultimi anni. Ciò vale a maggior ragione per gli elettori del PD.

Troppe volte l'anomalia berlusconiana, unita ad una legge che definire "porcata" è un pietoso eufemismo, hanno fatto sì che il PD potesse di fatto "ricattare" non solo i suoi tesserati, ma anche i simpatizzanti e tutti quei cittadini che semplicemente non volevano un plurindagato alla guida del Paese. 

Dopo aver in questo modo "estorto" il cosiddetto "voto utile" con vane promesse, per lo più di eliminare il conflitto d'interessi o anche di "smacchiare il giaguaro", il PD ha puntualmente disatteso le aspettative dei suoi votanti, perdendo strada strada milioni di elettori.

Ora l'unico modo per tentare di riavvicinare quegli "esodati" consiste in un radicale rinnovamento, la cui esigenza si è fatta sempre più pressante, fino a costringere i dirigenti ad accettare l'opportunità (sempre avversata) delle primarie aperte, come richiesto da Matteo Renzi. 

Ed è giusto e sacrosanto offrire a chi come me è stato costretto per anni a votare un partito da cui si sentiva rappresentato solo in parte - o talvolta per nulla - la possibilità di scegliere un candidato che per lo meno non si vergognerebbe di votare, senza doversi necessariamente tesserare.

Alla luce dei fatti, credo che sia un nostro diritto.




P.S. Questo post nasce da uno scambio di vedute relativo a un punto di questo articolo, intrattenuto su Twitter con l'autore, il quale ha obiettato che primarie aperte potrebbero dare origine ad un indesiderabile leaderismo. Ma personalmente ho sufficiente stima degli elettori di sinistra da pensare che, una volta superata l'anomalia berlusconiana (si spera già alle prossime elezioni) e ottenuto il rinnovamento auspicato, riescano a ragionare ancora con la propria testa e a valutare il segretario per le azioni piuttosto che per le parole. 




lunedì 14 ottobre 2013

Detenuti, ma quanto ci costano?


Premesso che non sono un'analista, sono andata in giro per il web a cercare qualche dato interessante. Innanzitutto vediamo i costi: per ogni detenuto lo Stato spende mediamente 123,78 euro al giorno, di cui 101,69 per il personale e 5,93 per funzionamento e servizi. Poi ci sono 1,18 euro per "debiti pregressi" (boh! questa voce compare per la prima volta nel 2009, in carica  il Governo Berlusconi IV, ministro Giustizia Alfano, ma non saprei dire quando il debito sia stato maturato e perché). In definitiva, escluse tutte queste spese, ciascun detenuto ci costa insomma 9,26 euro al giorno.
I dati sono tratti dal sito del Ministero della Giustizia e aggiornati al giugno 2013. Il numero di detenuti fino a questa data era di 65.889, attualmente in TV i politici parlano di 67.000 circa.

Dunque, fra il 2001 e il 2013, soltanto per un anno risulta che il numero di presenze fosse adeguato alla capienza (205 istituti, per un totale di 47.615 posti). Nel 2007 infatti - per effetto dell'indulto del 2006 - le carceri italiane contenevano solo 44.587 detenuti. Al Governo c'era Prodi, ministro della Giustizia Amato. In questo periodo effettivamente, si spendeva quasi il triplo pro-capite (26,83 euro) per il solo mantenimento. Probabilmente a questo si deve anche un altro dato significativo che ho pensato di controllare, ovvero il numero dei suicidi in carcere, che nel 2007 tocca il picco più basso ed è pari a 45 decessi, mentre sale di molto negli anni successivi (se ne contano 39 solo nei primi sei mesi del 2013). 
Ripeto che si tratta di dati ufficiali, tuttavia da me accostati senza alcuna pretesa scientifica.

Se volete sapere quanti stranieri ospitiamo nelle patrie galere, sono circa 22.000, per lo più marocchini, tunisini, albanesi e rumeni.

Sembra poi che le donne delinquano enormemente meno degli uomini (parliamo di circa 2800 detenute), ma a questo proposito va ricordato che per le mamme - in determinate condizioni - vi sono misure alternative al carcere.

Un altro dato che mi ha colpito particolarmente riguarda il grado di istruzione dei carcerati: solo 0,91% di essi è laureato e il 5,08% possiede il diploma di scuola superiore. Questo mi fa pensare che la nostra classe dirigente stia sbagliando tutto: con indulti e amnistie riescono solo a tamponare la situazione per un anno o poco più; dopo, le carceri tornano a straripare come e più di prima... magari invece, oltre a rivedere alcune leggi (Bossi-Fini, Fini-Giovanardi), sarebbe anche il caso di investire in istruzione, perché - a quanto pare - le persone ben istruite delinquono molto meno. 



Amnistia, tutti contro Renzi



Parte col botto la campagna elettorale del sindaco di Firenze per le primarie PD. Criticando l'opportunità di applicare una nuova amnistia, come sollecitato dal Presidente Napolitano, Renzi ha attirato su di sé una sfilza di critiche giunte da entrambi gli schieramenti, ma in special modo dai ministri del Governo Letta. 

Flavio Zanonato, PD, ministro per lo Sviluppo economico: "Renzi ragiona in termini puramente propagandistici stile Grillo".

Emma Bonino, ministro degli Esteri: "Se Renzi è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l'antico". 

Maurizio Lupi, PdL, ministro dei Trasporti: ''Renzi cerca consensi a destra come a sinistra, più che dimostrare che sta facendo politica che richiede responsabilità''.

Pronta la replica del sindaco di Firenze:

''Non ho parlato contro Napolitano che legittimamente ha fatto un messaggio con sue riflessioni, mentre le forze politiche devono dire come la pensano.  Ho detto che non mi sembrava serio un nuovo indulto-amnistia dopo 7 anni dall'ultimo. Non serio, non educativo e non responsabile. Il Capo dello Stato - ha proseguito - e' stato ineccepibile sia con il governo Monti che con la nascita del governo Letta, non c'è stato nessun eccesso di intervento.Ma bisogna anche avere il coraggio di dire che su alcune cose si può essere in disaccordo''.
Ed ecco invece la posizione del rivale, Gianni Cuperlo:
"Il Capo dello stato ha ragione - scrive sul suo sito - l'amnistia è un tema che riguarda la dignità di migliaia di detenuti nelle nostre carceri. Dobbiamo garantire i loro diritti e al contempo garantire la sicurezza dei cittadini italiani, perché le carceri così come sono organizzate oggi non sono un luogo di riabilitazione ma una scuola di criminalità. Si studino le misure alternative alla detenzione per risolvere un problema oggettivo e drammatico, come da tempo ci ricorda anche l'Europa. La politica e la sinistra si devono assumere le proprie responsabilità senza affidarsi ai sondaggi di opinione". 

 

giovedì 10 ottobre 2013

Il post del senatore Vacciano che smentisce Grillo

Li ha chiamati "dottor Stranamore", rimproverandoli davanti a tutta Italia e tacciando di fatto Cioffi e Buccarella di protagonismo, se non di peggio. Ma l'amore per la trasparenza non li ha traditi: infatti dopo le polemiche, Giuseppe Vacciano, senatore 5 stelle, ha deciso di pubblicare online la foto del verbale dell'assemblea in cui si è effettivamente discusso e approvato "per acclamazione" l'emendamento riguardante il reato di clandestinità.

Ecco la foto:

E il testo che la accompagna: 
"Noto un pò di confusione diffusa sull'iter con il quale discutiamo e approviamo mozioni e DDL su tematiche non presenti nel programma del Movimento che come noto merita di essere integrato negli argomenti dove è carente, primariamente mediante un confronto con la rete che tutti riconosciamo sovrana e che spero presto abbia a disposizione tutti i necessari strumenti per esprimersi. È bene chiarire che i colleghi che giornalmente si trovano ad affrontare in commissione argomenti non previsti nel programma e nei 20 punti, sui quali ovviamente devono esprimere la posizione del Gruppo, cercano costantemente il confronto più ampio possibile, presentando in assemblea le questioni più spinose. Questo è il caso del conteso emendamento soppressione dell'assurdo reato di clandestinità (il cui solo effetto era di affollare i tribunali con cause che si risolvevano in ammende inesigibili e certamente non era un deterrente all'immigrazione clandestina). A riprova di ciò pubblico parte del verbale della nostra ultima assemblea che ha approvato (con acclamazione) l'emendamento in questione presentato dai colleghi Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella. Ritengo che la portata e i risvolti positivi di tale atto (così come l'iter operativo dei lavori di commissione) non siano stati correttamente compresi da molti (oggettivamente è complesso anche per noi che ci siamo dentro, mi immagino per chi ci osserva dall'esterno)."


Il M5S, i ladri e i permalosi

Ad oggi il Movimento 5 Stelle insieme rappresenta l'unica opposizione a quella che io definirei l'asse di concertazione Napolitano-Letta-Alfano. In questo senso il mio voto per loro alla Camera è stato molto più fruttuoso di quello per il Pd al Senato.

I 5 Stelle non hanno lo stile, sono spesso beceri e caciaroni, ma portano in Parlamento esattamente gli umori della gente: si fanno chiamare cittadini e non sono altro: non si possono certo assimilare ai professori della vecchia politica, hanno l'eloquio da centro sociale e lo sproloquio da social network, ma si vede che ci mettono l'anima. Quello che non si vede invece nei politici di lungo corso, snob e autoreferenziali.

Li hanno chiamati ladri - generalizzando - e vabbè, e allora? A me risulta che l'Aula ne abbia sentite di peggio, per non parlare del "così fan tutti" di Craxi, simbolo mai abiurato dell'epoca di Tangentopoli.
Tutta questa permalosità, i parlamentari italiani l'hanno riscoperta solo dopo l'ingresso dell'uomo comune nelle "segrete stanze", prima riuscivano a digerire persino i leghisti.
Di concerto, moltissimi giornalisti, inviperiti dagli atteggiamenti (anch'essi snob e autoreferenziali) di Grillo, tartassano mediaticamente i poveri, inesperti Cittadini... i quali fanno parecchio del loro per sembrare ancora più inetti di quanto magari siano. 

E proprio quando fanno qualcosa di buono, di utile e degno per la società, facendo approvare l'emendamento sul reato di clandestinità, ecco che arriva Grillo a censurare quelli che noi abbiamo eletto e che a noi devono rispondere. 

Quindi? Quindi ognuno si comporta come deve, in un perfetto gioco delle parti: i 5 stelle fanno opposizione dura e pura, per quanto inelegante; i politici onesti s'indignano (a ragion veduta) e magari si fanno qualche esame di coscienza in più, quelli disonesti godono della generalizzazione e continuano a razzolare male come se nulla fosse, ma almeno adesso sappiamo che c'è un riflettore acceso su situazioni che una volta passavano completamente inosservate ai più. E l'ombra e il silenzio hanno incredibilmente favorito i sodalizi della casta. Meglio la luce un po' cruda dei 5 stelle.

giovedì 3 ottobre 2013

Berlusconi il Grande e i patetici liberti

In quel "Grande" pronunciato a mezza bocca da Enrico Letta di fronte all'ennesimo coup de theatre dell'immortale Silvio Berlusconi, vi si può leggere tutta l'ammirazione, stupita e un po' shockata, del paziente pescatore per la preda lungamente ambita, inseguita, braccata, quella che poi dopo tanto dibattersi sembrava giacere stanca attaccata all'amo e all'improvviso si divincola con un unico, ultimo guizzo, lasciando l'amaro in bocca.

A Berlusconi va dato l'onore delle armi. Politicamente è un uomo finito, tra decadenza e interdizione non può sperare di rientrare nell'agone delle prossime elezioni, questo lui lo sa bene. Forse l'errore è stato ammetterlo davanti ai suoi. Su questo hanno ragione i falchi: chiamali colombe quei "vicinissimi" che hanno approfittato della debolezza del capo per dargli il colpo finale e liberarsi della sua presenza ormai ingombrante!

Ed è proprio vero che la storia si ripete prima in tragedia, poi in farsa: doveva essere un cesaricidio, ma Cesare s'è scrollato di dosso i pugnaletti spuntati dei suoi assalitori e a sembrare anche la vittima. E' sempre stato lui ad alzare i toni, a giocare sporco, a mentire, brigare, imbrogliare, bandendo ogni scrupolo. Agendo sempre per il proprio tornaconto personale. Ma non vi sono nobili ragioni all'origine della ribellione dei servi. Non questa volta: nessuno sta tentando di salvare la res publica dal tiranno.

Questi non sono tirannicidi, sono solo patetici schiavetti che dopo essersi prostrati pubblicamente per anni, hanno tramato nell'ombra per smarcarsi dal padrone e prendere il suo posto. Ora pare abbiano qualche sussulto di dignità, si sentono uomini liberi. Ma lo sono? Ne sono capaci? Sanno pensare da sé, senza che qualcuno gli suggerisca cosa dire e cosa fare? Dovremmo esultare per la nuova destra o il nuovo centro o insomma quello che vorrebbero rappresentare? Ma se non sono stati neanche in grado di prendere la parola durante la riunione "chiarificatrice" indetta dal capo, dove ha parlato solo il capo.

Berlusconi mente praticamente sempre, patologicamente. Ma dice il vero quando sostiene che bisognerebbe sconfiggerlo politicamente: ci hanno provato ieri con l'asse Letta-Alfano-Napolitano, ma questa non si può considerare una vittoria. L'unico modo per liberarsi veramente di Berlusconi è riorganizzare la sinistra e la destra italiana, orfane entrambe di padri nobili, oggi spogliate di valori, intenti e ambizioni, mettere a punto una legge elettorale seria che ridoni al cittadino la facoltà di scegliere i propri rappresentanti e battere il delinquente certificato alle urne.

Lo faranno? No. Allora dovranno rassegnarsi: Berlusconi continuerà ad avere i suoi 10 milioni di sostenitori (per quanto imboscati) e continuerà a influenzare negativamente la vita politica del Paese con il suo potere mediatico fino alla morte. Forse oltre.

venerdì 15 febbraio 2013

BERLUSCONI, SCANDALO AL SOLE


Oggi parliamo di tangenti e ne parliamo perché trovo aberrante che qualcuno riporti indietro il Paese di decenni ogni volta che apra bocca, elevando al rango di tema di discussione una pratica che fino a ieri sembrava comunemente riconosciuta come scorretta. E’ bastato che Silvio Berlusconi pronunciasse quattro parole a proposito del caso Finmeccanica, giustificando di fatto il reato di corruzione internazionale, perché si scatenasse il dibattito sulla liceità delle tangenti.
In fondo, il fenomeno esiste e bisogna adeguarsi, ha detto. Sono solo “commissioni”, ha detto.

E’ un po’ come la mafia, no? Esiste, paghi e stai tranquillo, giusto? Questo non l’ha detto, questo paragone lo faccio io, perché il fatto che esista un sistema corruttivo, non significa che bisogni arrendersi ad esso… occorre invece opporvisi, così come tanti onesti e coraggiosi cittadini ogni giorno si oppongono al sistema mafioso.
La corruzione esiste da quando esiste l’uomo, ma anche lo stupro, l’omicidio e ogni altra forma di sopraffazione che l’essere umano è stato capace di perpetrare nel corso dei secoli.
Ma non è solo una questione di principio, eh no. Perché la tangente non è un atto singolo, chiuso in se stesso.

QUELLO CHE BERLUSCONI NON VI HA DETTO

Pur sapendolo benissimo, da fine conoscitore delle dinamiche finanziarie qual è, l’ex premier si è guardato bene dal dire che la tangente ha un costo per il Paese. Certo. Ogni sputo di tangente che gira in Italia o esce dall’Italia ha un costo per noi cittadini. Cosa pensate, che i manager paghino le tangenti di tasca loro? Eh no: bisogna preparare provviste di fondi neri, il che vuol dire truccare i bilanci, commettere illeciti, evadere le tasse. Sono soldi nostri.

L’Italia è devastata dalla piaga della corruzione e dell’evasione fiscale, senza le quali sì che si potrebbero abbassare le tasse, altro che Imu... 

Non abbiamo bisogno di qualcuno che vada in tv a riabilitarle, grazie.

mercoledì 1 febbraio 2012

#occupyscampia

Nasce su twitter la proposta-provocazione: occupare Scampia, il famigerato quartiere simbolo dello strapotere camorristico, sede di uno dei più grandi mercati di droga del Mediterraneo. E' Pina Picierno, parlamentare campana del PD, a lanciarla sul social network. Il giornalista, scrittore e autore teatrale Pietro Orsatti la rimpalla dal suo blog, Pietro Orsatti. Appunti per un racconto sociale. Intanto per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti i messaggi degli utenti, alcuni scettici, la maggior parte entusiastici. Gente comune che coglie al balzo l'occasione di manifestare la propria solidarietà, l'incoraggiamento alla provata società napoletana a liberarsi da sola dalla stretta soffocante della malavita tentacolare. Giornalisti del calibro di Sandro Ruotolo, ma anche di Ferruccio De Bortoli, che tentano di veicolare messaggi sociali importanti, nella speranza di offrire sostegno a una sollevazione dal basso. Cittadini napoletani che si dicono disposti ad occupare il quartiere fisicamente, con tende e sacrifici.
Poi c'è la polemica. Compare stamane su napolimonitor la prima filippica contro "spregiudicati o incoscienti, che non esitano a travestirsi da improbabili e non richiesti liberatori, solo per veicolare per qualche ora o per qualche giorno il proprio nome sui mezzi di comunicazione".
Premesso che anche secondo me l'occupazione di Scampia difficilmente verrà attuata e certamente non otterrebbe comunque grandi stravolgimenti della situazione, ho una serie di domande da porre a chi ha scritto l'articolo di napolimonitor e a coloro che lo condividono:

  • perché lamentarsi per decenni di mancata visibilità del problema e poi prendersela con politici e giornalisti che cercano di portarlo alla ribalta? L'indignazione ha una scadenza?
  • occorre una certificazione speciale da parte delle "associazioni che da anni fanno i salti mortali per rendere Scampia un posto migliore" per protestare, anche se per un giorno solo, anche se per un solo minuto, contro la camorra?
  • siamo sicuri di aver capito il valore, le potenzialità e i limiti dei social network? 

Che si tratti di un'iniziativa destinata a dissolversi nel nulla o che riesca a diffondersi viralmente e a crescere fino alla effettiva realizzazione, resta comunque un moto d'indignazione importante, una voce incazzata nel silenzio della rassegnazione.


venerdì 27 gennaio 2012

Vi comando queste parole, il monito di Primo Levi

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli

O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Oggi, 27 gennaio, ricorre il Giorno della Memoria, dedicato dalla repubblica italiana al ricordo della Shoah, proprio nella data dell'apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, simbolo della più grande atrocità mai commessa dall'uomo nei confronti di un altro essere umano. E questo è quello che si sa. 
Nelle scuole migliaia di ragazzi si staranno scervellando sul tema: fino a che punto può spingersi la malvagità umana? Quanto era cattivo Hitler?
Ma siamo sicuri che la colpa sia imputabile ad un unico, stupido, patetico uomo? 
Ora se fossi una giornalista, scriverei più o meno così: "Senza scomodare Hannah Arendt" e giù coi miei bla bla bla. Ma io parto dal presupposto che non tutti coloro che leggono sappiano chi sia la Arendt, nè cosa abbia detto di importante, perciò voglio scomodarla. Perché il punto focale non può restare il solo ricordo dell'orrore della deportazione, dell'annientamento della persona, della barbarie dello sterminio. Bisogna indagare le ragioni che hanno portato a questo annichilimento della Ragione.
Filosofa e pensatrice politica, Hannah Arendt ha elaborato due saggi dalla rilevanza imprescindibile per chi voglia comprendere come esso sia stato possibile. Il primo, "Le origini del totalitarismo", risale al 1951 ed è il risultato di accurate analisi storiche e filosofiche su questo fenomeno nato dall'avvento della società di massa e diffusosi grazie alla formulazione delle "ideologie", che agiscono facendo leva sull'estraneazione sociale dell'individuo, sul suo sentirsi isolato, sradicato, superfluo.
Riguardo il nazismo, la Arendt sostiene si fondi su una serie di elementi sviluppati precedentemente e poi amalgamati nel regime totalitario. 
Scrive infatti: "Dietro ciascuno di questi elementi si nasconde un problema irreale e irrisolto: dietro l'antisemitismo, la questione ebraica; dietro il decadimento dello Stato nazionale, il problema irrisolto di una nuova organizzazione di popoli; dietro il razzismo, il problema irrisolto di una nuova concezione del genere umano; dietro l'espansionismo fine a se stesso, il problema irrisolto di riorganizzare un mondo che diventa sempre più piccolo, e che siamo costretti a dividere con popoli la cui storia e le cui tradizioni sono estranee al mondo occidentale. "
Questi elementi mi sembrano troppo attuali per licenziarli con una scrollata di spalle, considerandoli superati. Il rischio di cadere nuovamente nella tentazione del dittatore decisionista e fattivo è troppo alto, soprattutto nella situazione di straordinaria crisi in cui viviamo. 
L'altro saggio, edito nel 1963, parte dalle considerazioni dell'autrice sul processo del criminale nazista Eichmann, coordinatore a livello europeo delle operazioni di trasferimento dei deportati verso i campi di concentramento e di sterminio. La Arendt era stata colpita dall'aspetto assolutamente normale di quell'uomo, il quale non corrispondeva affatto all'immagine demoniaca che ci si sarebbe potuti aspettare. Da questa considerazione ha origine l'indagine filosofica sulla "facoltà di pensare" dell'essere umano, sulla capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, la facoltà di giudizio morale. La maggior parte dei criminali nazisti dunque non era né sadica, né perversa e neppure stupida: obbediva ciecamente e acriticamente agli ordini ricevuti, accogliendoli nella sua "terribile normalità". 
Senza dilungarmi troppo, penso di poter riassumere il concetto cui intendevo arrivare con una semplice frase: la capacità di pensare previene il male. Per cui in questo giorno, così importante, occorre non solo ricordare, perché i nostri figli sappiano e ricordino a loro volta; occorre riflettere, fare anche un esame di coscienza. Siamo diversi noi, che quando vediamo immagini di guerra, quando leggiamo articoli sulle violenze e le prevaricazioni di certi Paesi su popolazioni inermi, le consideriamo tristi, sì, ma inevitabili; siamo diversi noi da coloro che durante il regime non presero parte attivamente ai rastrellamenti e alle angherie, e tuttavia non si ribellarono?
Il male non è morto con Hitler. Ricordare affinchè simili atrocità non accadano mai più non basta: simili atrocità accadono ogni giorno. 

Restiamo umani (cit.).



mercoledì 25 gennaio 2012

Quando il Paese si muove

Strano. Stiamo vivendo una stagione singolare: ogni giorno ci propone una metafora, come se il caso e la natura avessero deciso di farci aprire gli occhi sulla disastrosa situazione italiana. 
Prima c'è stato il maltempo, le esondazioni, il fango. 
Ultimamente il naufragio della lussuosa nave da crociera, con i suoi ricconi, gli pseudo-vip, la gente comune con ancora in tasca i cocci del salvadanaio, i lavoratori, gli sfruttati. Tutti in pericolo, tutti sulla stessa barca. Oggi il terremoto nel nord Italia. Che sia il rombo dei motori dei tir in marcia?
Dopo decenni di immobilismo, qualcosa sta cambiando. 
Il Gattopardo fiuta l'aria, ha paura. Tutti siamo spaventati nel Paese del "nessuna nuova, buona nuova".
Eppure sapevamo che sarebbe successo. Che doveva succedere. 
Dal mio personale punto di vista le proteste dei lavoratori e degli scontenti sono giuste e sacrosante; compito dei media è diffonderle e amplificarle perché le loro voci giungano al governo, il quale a sua volta ha il dovere di tenerle in considerazione e agire di conseguenza, cercando il giusto compromesso. Approvo le forme di protesta intelligenti, misurate, puntuali; comprendo anche le più becere, sebbene le ritenga più dannose che utili alla causa; sono felice che la stampa stia faticosamente riprendendo la sua funzione di cane da guardia dell'informazione; sono grata che esista il web, sebbene non sempre usato nel modo migliore. 
Tuttavia per ora non credo sia corretto tracciare un bilancio sull'operato del governo. 
Ci sono stati degli errori, fisiologici quando ci si occupa di questioni così delicate, ma va comunque apprezzato l'impegno. 
Mi aspettavo sconquassi sin dai primi giorni d'insediamento e resto perplessa a guardare stormi di anime candide cadere dalle nuvole, come se Monti o chi per lui (ci fossero anche state le elezioni), avessero la bacchetta magica per risolvere le famose "annose questioni" italiane nel lasso di un'ora o due.
Sarà che sono un'inguaribile ottimista, ma non vedo un reale pericolo nelle liberalizzazioni, quanto una seria opportunità di crescita (fra tutte le proteste a riguardo, condivido unicamente quella dei tassisti, per i quali e insieme ai quali in ogni caso credo si possa studiare una soluzione). 
Per me questo governo ha attualmente all'attivo tre grandi meriti: l'aver ricondotto l'attenzione dell'opinione pubblica su temi tecnici; l'aver inaugurato una serrata lotta all'evasione (che non si mette in pratica  necessariamente introducendo nuove leggi, ma molto semplicemente vigilando su quelle già in vigore, per quanto sicuramente migliorabili, e soprattutto criticandola pubblicamente ed aspramente: non vezzeggiandola e giustificandola come eravamo abituati a subire); infine l'aver focalizzato l'obiettivo primario di risanare il bilancio, premessa fondamentale per far partire la ricostruzione. 
Staremo a vedere. 
Intanto il Paese inizia a muoversi. In tutti i sensi. 



giovedì 19 gennaio 2012

Reato di stupidità

Leggo oggi la notizia della chiusura delle indagini riguardo il caso di tre ragazzi che su Facebook avevano aperto il gruppo "Falcone e Borsellino falsi eroi", chiuso a marzo del 2010 in seguito alle segnalazioni di alcuni utenti. Qualora dovessero essere rinviati a giudizio, i tre, rispettivamente 25, 27 e 28 anni,  risponderanno davanti ai magistrati di Palermo di istigazione a delinquere e diffamazione aggravata. 
Gli indagati, celati dietro gli pseudonimi di "Stella della senna", "Jan Morpheus VII" e "Andrea Gaido Natalizio", avevano diffuso nel social network molteplici insulti alla memoria dei due giudici antimafia, corredati da immagini poco edificanti (fra le altre, una di Falcone fotoshoppato con un occhio nero e la scritta BANG sul petto) e commenti contro le loro origini meridionali: "Due terroni in meno". 
A mio modesto parere, la faccenda si concluderà con un nulla di fatto, perché - mio malgrado - nell'intera legislazione italiana non è previsto il reato di stupidità, tanto meno quello di ignoranza. La libertà di pensiero e quella di espressione invece - e qui devo dire per fortuna - vengono garantite dalla Costituzione, per quanto stupido possa risultare il pensiero espresso. 
Ignorare gli ignoranti, questa è la giusta pena, il contrappasso. Trattare gli stupidi da stupidi. Il che dovrebbe valere - va da sé - in ogni ambito della nostra vita, non soltanto online. 
Imparare a riconoscerli sarebbe un buon allenamento... ad esempio per non ritrovarcene pieno il Parlamento.

mercoledì 18 gennaio 2012

Indignazione a domicilio

Noi siamo da secoli 

Calpesti, derisi, 
Perché non siam popolo, 
Perché siam divisi. 
Raccolgaci un'unica 
Bandiera, una speme: 
Di fonderci insieme 
Già l'ora suonò. 

Anno 2012. La crisi economica mondiale incalza, l'Italia arranca. 
Di fronte alle difficoltà parecchie coscienze riemergono dal sonno, rivelando tempi di reazione non certo pimpanti: 17 anni per accorgersi dei reali disastrosi effetti dei vari conflitti d'interesse della classe politica; 12 edizioni del Grande Fratello, programma dal discutibile merito di aver sdoganato definitivamente  l'inettitudine come primo criterio di "meritocrazia televisiva"; 4 anni per arrivare - ultimi nel mondo - a credere all'esistenza stessa di quella crisi quotidianamente universalmente sperimentata. 
Ecco. E adesso che ci siamo finalmente arrivati? Dov'è la rivoluzione? Dove le piazze, dove i cortei? 
Dove sono gli italiani? 
A casa, naturalmente, incollati a monitor e televisori ad indignarsi per il comandante Schettino, protagonista inconsapevole - ma non incolpevole - dell'ultimo nuovo reality show italiano. 
L'indignazione è un sentimento molto nobile, purifica il sangue e ci fa sentire migliori, talvolta anche di noi stessi oltre che del prossimo, ma non basta a modificare la realtà. Allora meglio indirizzarla verso la mamma di Cogne, l'americana sexy del delitto di Perugia, i coniugi di Erba, gli intrighi dei parenti serpenti di Sarah e via giudicando, tra delitti ed emergenze, purché sia a domicilio. 
Dello scandalo della politica, dello sfacelo sociale, del massacro economico al massimo se ne parlerà con toni severi e compassati in ufficio, o con espressioni colorite al bar, in treno, sull'autobus, in metropolitana o all'angolo di casa col vicino. Scendere in piazza no, perché sinceramente "condivido, ma ho altro da fare: devo arrangiarmi, che se non ci penso io a me stesso chi ci deve pensare?". Magari lo Stato? Uno Stato che funzioni realmente? Che offra finalmente quei servizi per cui tanto paghiamo? 
Ecco. Non so se gli italiani abbiano capito realmente cosa sia lo Stato, di certo non hanno afferrato chi sia.